Io, il Diavolo, Marcello e la Nera.
Roma datata novembre 2009. (Esercizio stilistico metropolitano)
VENERDI'.
Sbarco a Roma con il treno che porta solo 5 minuti di ritardo e raggiungere la casa del Diavolo è stata cosa molto semplice.
Prima di salire in casa ho giusto il tempo di ambientarmi nella civitas romana entrando in un piccolo bar dal gusto caratteristicamente rozzo dove mi ordino un buonissimo tramezzino fai da lui; intanto spinaci vengono bolliti e avventori serviti.
Pago. Esco con metà tramezzino in mano, mentre continuo a morsicare alla ricerca della casa: la prima della via, subito sulla destra.
La casa, o quella che da ora in poi chiamerò con il termine di La Reggia, si presenta molto ampia e spaziosa: tre camere, due bagni, una cucinetta, un grande salone-soggiorno, svariati corridoi, ampie finestra, terrazza, ...dei ripostigli ho perso il conto.
Vivono in una Reggia, la frase di rito vuole che io ammetta che: non è una casa per studenti!!!
Dopo averla visitata e aver fatto notare l'essere regale della loro dimora (Diavolo abita con un'altra persona, suo cugino, ma che non sarà presente per tutta la durata del soggiorno) tra una scorreria ed un'altra noto delle splendenti lenzuola stese: il Diavolo ha dei cimeli d'infanzia, riportano dei Pokemon strani, taroccati, di classe proletaria: un Pikachu deformato e troppo rotondeggiande e suoi compari di simile fattura!! Il mio buon umore aumenta considerevolmente al costatare che gli elementi di sberleffo escon fuori come funghi, di minuto in minuto!!!
Il Diavolo mi parla anche delle sue lenzuola del Milan, che però al momento non sono disponibili poichè conversate presso il tetto natio, forse ciò è un bene.
Proseguendo ci si organizza per pranzo. Scopro subito che egli non è tipo gestionale, non decide una mazza e cerca di far scegliere tutto a me, tentatore o accomodante, penso comunque che se mi deve fare da Cicerone, sto messi bene!
Alla fine della prima ardua scelta si prepara il pranzo, cioè lui prepara il pranzo, io gli rendo il pegno della visita: tozzetti con cioccolata :sbav:
Si pranza, buonissimo pranzo, il Diavolo non smentisce le sue semplici e ricche doti culinarie.
E poi suonano.
Il Diavolo non mi ha rivelato ancora una cosa: HANNO LA GOVERNANTE!!!!! NELLA REGGIA HANNO LA GOVERNANTE! Una graziosissima Jenny che passa ogni tot per pulirgli la casa: perchè loro son studenti,
la Reggia è una reggia
e loro non sarebbero in grado di tenerla pulita a dovere tutta da soli!!
Ehnnò poverini perchè se poi gli si screpolano troppo le mani come fanno a grattarsi l'anima ben bene??
A prescindere dalla nota interessante e disparitaria, se non ricordo male, questo ha provocato circa una ventina di minuti filati di prese adeguate per il culo, ma confesso, ed ammetto, che la cosa si è prolungata fino alle 13.30 di domenica 22 novembre, orario e data della mia ripartenza!
Un vero cabaret!
Dopo il lauto pasto si passa a visitare la prima collezione romana: il reparto di cancelleria del Diavolo! Una collezione degna di elementi di nota, più o meno appartenenti al mondo farmaceutico, più o meno raffinate, ma tutte amate! Il Diavolo è stregato dalle sue figlie penne, e lui è un ottimo figlio del vizio. Soddisfazione ed ammirazione per questa eterna crociata verso la liberazione delle penne dagli scaffali cancellieristici per approdare in questa mini mostra personale. L'arte giovanile è sempre più in voga e il collizionismo d'arte risana il Diavolo dalla morte.
Dopo la riverazione dell'Oggetto Penna si procede con l'organizzare le varie visite della gita, non senza rimarcare che il Diavolo non si sa decidere; sotto questo aspetto è una caccola verde verde! Comunque l'è venerdì pomeriggio e si parte; direzione San Pietro attraversando Monte Mario che è impressionante: stadi di abbandono si alternano ad umida umiltà e vegetazione selvaggia da piante invasive, ormai diventate bagaglio romano; gli eccessi della città già si manifestano.
Perplessita e commenti fino alla casa del Papa.
San Pietro stordisce, proprio come fa ogni volta: grande, barocco, ellittico, colonnato, il presepio che viene allestito, il trattore che lavora, i gabbiani che chiamano, i preti che pretano.
Buono.
Via della Conciliazione, fino al Tevere, fino al Sant'Angelo, lungo lungo, tra il sole che inizia a scendere portando con sè il chiarore e lasciando dietro strisce di rosso, porpora, viola, arancione, giallo, ecc. Bello!
Un'autentica foto!
Roma romantica, imbandita di bancarelle da roba vecchia, antiquariato e kich, regala gioie profonde. Anche gli uccelli non scherzano. Stormi infiniti invadono porzioni di cielo e si inseguono formando chiasso e forme indefinite ma ordinate. Ipnotizzante, urge una sosta di qualche minuto per realizzare la particolarità della natura urbanizzata della vita primordiale aviaria. Bisogna recarsi dalla campagna a Roma per vedere ciò che gli uccelli sanno fare.
E' forse tutto merito della distrazione?
Si riprende il cammino, fino all'Ara Pacis, la nuova forma architettonia (capisco da dove la piccola Sindachessa abbia preso l'idea di una cascata a muro, non poteva di certo esser sua), l'Ara, il museo, la mostra sul design: io entro gratis, zeppe universitarie!
La mostra non è affatto male, molti disegni ed oggetti, forme di una storia mercificata e bellissimi manifesti di una storia pubblicizzata.
Usciti è ormai buio, la notte si sa, a Novembre, scende veloce, come ogni luogo comune. Ma Vertecchi attende illuminato e vasto.
Sputtano i miei 30 euri, godendo come pochi! Oh amabile società consumistica cancelleristica!!
Con il malloppo ci si reca alla fermata metro, direzione casa, passando per il ristornate cinese per una ricompensa culinaria che si completa con l'esaltazione di frutta caramellata fritto e gelato fritto, perchè al cinese tutto è fritto e si sa che la roba fritta è tutta buona.
Siamo gole senza fondo.
La risalita a casa, dopo aver pagato, richiede passi in più, lo stomaco è pieno, il palato soddisfatto, la voglia di fumare accentuata, ma a casa ci si arriva, soddisfatti e arromanati.
Una sgranchita, ci si prepara per vedere un film che io, ovviamente, dovrò scegliere: vada per La Dolce Vita, che l'aspetto romano ci invada fino in fondo, caliamoci nella parte, ovviamente non prima di godermi la già citata e riverita sigaretta.
L'atto è maggiormente riverito dalla tipologia del posacenere che mi viene fornito: un mini calco di piede!! Sì sì, questo podologo feticista ha avuto la brillante idea di realizzare questi posaceneri-fermacarte dal gusto coatto, una porcellana finissima, poco più piccola della mia mano! Quante grandi chicche nella Reggia, tutte opere d'arte che scandiscono il passare del tempo, di pacchianeria in pacchianeria!!!
Comunque si pigia il play e La Dolce Vita comincia.
Marcello, tutto Marcello ovunque!!! Per un attimo penso di essere in paradiso, ma forse è solo l'effetto della Reggia. In realtà vorrei dire a Marcello di marcellarmi tutta o a Fellini di fellinarmi tutta! Ma non penso che avrei in qualsiasi caso successo.
Lascio quindi correre.
Il film è più intenso di quanto ricordassi, e la mente felliniana sullo sguardo romano immerge le persone interesate in uno stadio alienato dovuto anche un poco al sonno. Si decide quindi di fermarsi a metà e riprendere la visione il giorno successivo, di buon mattino, augurando a tutti una buonanotte intensamente romana.